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Capi sportivi contraffatti -Zanin (Pulitintolavanderie): Intercettiamo quotidianamente capi contraffatti. Fenomeno più esteso di quanto sembri.

29 Agosto 2025

“Viva la Guardia di Finanza, viva i controlli ed il contrasto alla contraffazione. Ma il fenomeno è molto più esteso di quanto sembri e le imprese di lavanderia a secco tradizionali possono essere uno strumento di verifica non solo della qualità dei capi ma anche della loro originalità. Ad affermarlo Carlo Zanin Presidente metropolitano e dell’area di San Donà del gruppo Pulitintolavanderie plaudendo alla recente azione della Guardia di Finanza di Treviso che ha sequestrato 244 capi di abbigliamento sportivo e accessori venduti all'interno di un negozio di Caorle.

“Le lavanderie artigiane tradizionali –prosegue Zanin-, grazie alla presenza del responsabile tecnico specificatamente formato anche per evitare di commettere errori nel servizio di manutenzione, in fase di acquisizione del capo da lavare realizza una sorta di mini analisi chimico/tecnica. Verifica la correttezza dell’etichetta di composizione e manutenzione, analizza gli eventuali accessori (bottoni, zip inserti etc) e la compatibilità al lavaggio delle diverse parti del vestito (fodera, accoppiamenti, spalline etc). Ed è proprio in questa fase che –prosegue Zanin- è possibile capire –oltre alla qualità dello stesso- anche se un capo è originale. L’esperienza, i materiali e qualche “analisi” fai da te su tenuta colori, peeling etc, da la possibilità a noi professionisti di individuare i prodotti non originali”.

Le 118 imprese di lavanderia a secco tradizionale (760 in Veneto) sono quindi una sorta di rete di “sentinelle” che, ogni giorno, si trovano a dover avvisare la clientela che, purtroppo, il loro capo non è originale. Molto spesso le persone ne sono al corrente magari avendolo comperato alle bancarelle o da canali non ufficiali, ma in diversi casi no. Non a caso anche nel recente caso di cronaca di Caorle, gli articoli non solo erano venduti in un negozio, ma presentavano un livello di cura dei dettagli tale da risultare difficilmente distinguibili dagli originali ed erano venduti al pubblico allo stesso prezzo degli autentici.

“I controlli sono fondamentali –conclude il Presidente-. Ma purtroppo non sono sufficienti. Dato però che il comparto delle lavanderie fa parte di diritto della lunga e complessa filiera della produzione di capi di abbigliamento, e in alcuni casi, esegue la parte di finissaggio o pulitura e confezionamento di capi nuovi, con la filiera condivide la necessità di garantire e valorizzare il vero made in Italy, la qualità e l’originalità dei prodotti. Per questo auspichiamo che il “bollino digitale” di sostenibilità e legalità introdotto per certificare la reputazione dei prodotti da un emendamento governativo al disegno di legge sulle Pmi veda la approvazione entro la sessione di Bilancio. Inoltre mettiamo a disposizione la nostra competenza e la nostra capillarità sul territorio per coadiuvare le Forze dell’Ordine nell’individuazione di capi contraffatti mentre continueremo la nostra azione di informazione e divulgazione della legalità nei confronti della nostra clientela. Perché siamo convinti che questo fenomeno illegale non causa solo danni economici, ma rappresenta anche un grave pericolo per la sicurezza e la salute dei cittadini, minando la sicurezza e la trasparenza del mercato”.

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