Bullo (Odontotecnici): caos RENTRI per la mancanza di definizione di cosa è rifiuto speciale
Odontotecnici nel caos. Con l'introduzione del sistema Rentri, il registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti, per le oltre 300 imprese nel veneziano che producono protesi, denti e dentiere a breve cambierà definitivamente tutto. Al posto dei vecchi formulari cartacei e registri, ora si dovranno compilare delle schede digitali che di fatto vedranno informatizzare e tracciare in tempo reale i rifiuti cosiddetti speciali, quelli che qualsiasi laboratorio produce durante la sua attività. “E fin qui tutto bene, tutto perfetto - chiosa Giampaolo Bullo, responsabile della categoria Odontotecnici della Confartigianato Imprese Città di Venezia – questo nuovo strumento digitale voluto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per migliorare il monitoraggio e la tracciabilità dei rifiuti prodotti è un'evoluzione moderna della professione. Inoltre questo sistema sostituisce definitivamente il vecchio Sistri, portando con sé nuove opportunità e nuovi obblighi”. E qui, per Bullo, sta il problema. “Modificata la struttura legislativa e creato questi registi digitali obbligatori per tutti, il legislatore non ha però aggiornato anche le tabelle normative su cosa è o non è rifiuto speciale, e così in un laboratorio tutto rischia di diventare rifiuto speciale; dagli imballi, agli scatoloni ai contenitori generici non contaminati agli inerti di produzione e via dicendo. E qui scoppia il caos”. L'iscrizione obbligatoria per i laboratori infatti è già partita il 15 dicembre ed entro il 13 febbraio 2026 tutti dovranno essere in regola e utilizzare i nuovi formulari digitali. “Peccato che non sappiamo cosa indicare, e questo problema lo hanno anche le imprese specializzate che raccolgono i rifiuti speciali. Gestire anche i materiali normali quali carta o plastiche come fossero speciali perchè escono da un laboratorio odontotecnico e vanno registrati in tempo reale, rischia di saturare inutilmente la filiera della raccolta e smaltimento, creando costi in più per le imprese. Ci sono poi materiali che allo stato originario sono contaminanti, ma lavorati diventano inerti, come ad esempio le resine usate per le protesi o le dentiere. Anche questi manufatti, magari realizzati sbagliati o che si rompono durante le normali lavorazioni non sappiamo dove buttarli, eppure per legge e secondo i criteri del ministero della Sanità sono talmente inerti che possono essere messi in bocca”.
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