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Bullo (Odontotecnici): caos RENTRI per la mancanza di definizione di cosa è rifiuto speciale

23 Dicembre 2025

Odontotecnici nel caos. Con l'introduzione del sistema Rentri, il registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti, per le oltre 300 imprese nel veneziano che producono protesi, denti e dentiere a breve cambierà definitivamente tutto. Al posto dei vecchi formulari cartacei e registri, ora si dovranno compilare delle schede digitali che di fatto vedranno informatizzare e tracciare in tempo reale i rifiuti cosiddetti speciali, quelli che qualsiasi laboratorio produce durante la sua attività. “E fin qui tutto bene, tutto perfetto - chiosa Giampaolo Bullo, responsabile della categoria Odontotecnici della Confartigianato Imprese Città di Venezia – questo nuovo strumento digitale voluto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per migliorare il monitoraggio e la tracciabilità dei rifiuti prodotti è un'evoluzione moderna della professione. Inoltre questo sistema sostituisce definitivamente il vecchio Sistri, portando con sé nuove opportunità e nuovi obblighi”. E qui, per Bullo, sta il problema. “Modificata la struttura legislativa e creato questi registi digitali obbligatori per tutti, il legislatore non ha però aggiornato anche le tabelle normative su cosa è o non è rifiuto speciale, e così in un laboratorio tutto rischia di diventare rifiuto speciale; dagli imballi, agli scatoloni ai contenitori generici non contaminati agli inerti di produzione e via dicendo. E qui scoppia il caos”. L'iscrizione obbligatoria per i laboratori infatti è già partita il 15 dicembre ed entro il 13 febbraio 2026 tutti dovranno essere in regola e utilizzare i nuovi formulari digitali. “Peccato che non sappiamo cosa indicare, e questo problema lo hanno anche le imprese specializzate che raccolgono i rifiuti speciali. Gestire anche i materiali normali quali carta o plastiche come fossero speciali perchè escono da un laboratorio odontotecnico e vanno registrati in tempo reale, rischia di saturare inutilmente la filiera della raccolta e smaltimento, creando costi in più per le imprese. Ci sono poi materiali che allo stato originario sono contaminanti, ma lavorati diventano inerti, come ad esempio le resine usate per le protesi o le dentiere. Anche questi manufatti, magari realizzati sbagliati o che si rompono durante le normali lavorazioni non sappiamo dove buttarli, eppure per legge e secondo i criteri del ministero della Sanità sono talmente inerti che possono essere messi in bocca”.

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