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ZLS porto di Venezia – rodigino le categorie chiedono il rifinanziamento per il 2025-2026

19 Novembre 2024

“La recente approvazione unanime dell’emendamento al DDL di bilancio statale, che chiede 200 milioni di nuove risorse per il 2025 a sostegno della ZLS, in Commissione Sviluppo Economico della Conferenza delle Regioni, è l’ultimo di diversi passaggi cruciali per il futuro della Zona Logistica Semplificata (ZLS) Porto di Venezia - Rodigino. Dopo il Decreto Attuativo del credito d’imposta e l’adozione del DPCM di nomina del Comitato di indirizzo, che costituisce l’organo di governo della zona logistica, ora è fondamentale dare certezza alle imprese. Ed i 200 milioni di rifinanziamento per il 2025 sono una delle risposte che ci attendiamo. Soprattutto alla luce del fatto che il 15 novembre scade in termine per realizzare gli investimenti da portare in agevolazione per quest’anno e il tempo è stato davvero poco”. Lo affermano i Presidenti di Confartigianato Città Metropolitana di Venezia, Confartigianato Polesine, Confcommercio Metropolitana di Venezia – Rovigo, Cna Metropolitana di Venezia, Cna di Padova-Rovigo e Confesercenti Metropolitana di Venezia – Rovigo, Siro Martin, Marco Campion, Massimo Zanon, Giancarlo Burigatto, Luca Montagnin e Lorenzo Vallese. 

C’è soddisfazione quindi, per un iter che procede. Ma anche perplessità su tempi e modi. Tempi ristrettissimi, incertezza e soglie di accesso eccessive (servono investimenti da 200 mila euro a 10 milioni) hanno di certo scoraggiato i piccoli imprenditori che volevano investire e che hanno la necessità, invece, di programmare le attività nel medio lungo periodo, soprattutto in un periodo in cui c’è una scarsa propensione agli investimenti.

“Valutiamo positivamente strumenti e iniziative funzionali a dare slancio alla piattaforma logistica veneta –proseguono i Presidenti-, le ricadute in termini di indotto possono essere interessanti come dimostra l'impiego di queste misure anche in altri territori, a vantaggio delle filiere produttive del nord est.

Serve però una revisione. Partire dalle aziende che hanno già un tessuto di relazioni con mercati e contesti territoriali può rappresentare un volano e generare spinta anche per nuove iniziative. Serve tornare alle regole dello scorso anno ed eliminare l’importo minimo di investimento. Serve dare certezza e tempi adeguati. Dare solo due mesi di tempo, dal 12 dicembre 2024 al 30 gennaio 2025 per presentare all’Agenzia delle Entrate le spese già sostenute per le quali usufruire del credito di imposta, senza poi sapere a quanto ammonti l’importo (che sarà definito entro 10 giorni dalla scadenza della presentazione delle domande) ci sembra poco opportuno, soprattutto per un tessuto produttivo composto principalmente da piccole e medie imprese. Serve infine che al Comitato di Indirizzo, oltre ai Sindaci, vengano invitati i rappresentanti delle Organizzazioni datoriali del territorio”.

“Infine – concludono Martin, Campion, Zanon, Burigatto, Montagnin e Vallese - va dato il tempo anche ai Comuni di attrezzare le aree, di creare servizi, di fare marketing territoriale, di trovare nuove aziende, con la certezza però di conoscere i criteri e gli importi per l’ottenimento dei crediti d’imposta. Serve una buona cabina di regia che gestisca la governance e enti locali attivi nell’attirare nuove aziende con sportelli che snelliscano le pratiche”.

 

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Masat ha evidenziato come il nuovo impianto normativo presenti aspetti tecnici particolarmente complessi e richieda un forte lavoro di accompagnamento delle imprese.

“La norma è articolata e innovativa: proprio per questo le imprese devono essere aiutate a interpretarla correttamente e a costruire dossier solidi e coerenti con i requisiti europei. In questo percorso il supporto delle associazioni di categoria è fondamentale, sia sotto il profilo tecnico sia nella costruzione di una visione condivisa di tutela e valorizzazione delle produzioni territoriali”.