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Martin: artigianato ancora regolato da una legge quadro del secolo scorso siamo fermi a quarant'anni fa, un mondo che non esiste più urge la riforma

07 Agosto 2025

L’artigianato italiano – che qui in provincia conta oltre 3 mila imprese che operano nei mestieri artistici e tradizionali dai merletti a tombolo di Burano e Chioggia ai vetri di Murano, fino alle calzature della Riviera – è un patrimonio inestimabile di competenze, tradizioni e innovazione che la vetustà delle leggi in vigore rischia di soffocare. La legge quadro 443/1985 che l'8 agosto compie giusti quarant’anni e regola il settore, mostra ormai tutti i segni del tempo, rivelando limiti strutturali che rischiano di affossare anziché sostenere un comparto fondamentale per l’economia e l’identità culturale del Paese.

Concepita il secolo scorso, in un’epoca pre-digitale e pre-globalizzazione, la legge riflette una visione dell’artigianato ormai (e da tempo!) superata dalla realtà. In particolare, i limiti dimensionali imposti, rappresentano un vero e proprio effetto “tetto di cristallo” per le imprese che volessero crescere mantenendo la propria “identità artigiana”. Questi vincoli, insieme alla rigidità dei requisiti settoriali utilizzabili dall’impresa artigiana, finiscono per "inibire” la libera iniziativa economica dell’imprenditore artigiano.

La definizione stessa di imprenditore artigiano fornita dalla legge quadro appare alquanto anacronistica in un’epoca in cui l’artigiano - alle soglie della quinta rivoluzione industriale– consapevolmente si evolve integrando tradizione, innovazione, tecnologie digitali e nuovi modelli di business. Questa impostazione rischia di escludere dal perimetro dell’artigianato realtà di grande valore che, pur mantenendo la cura del dettaglio e la personalizzazione, utilizzano strumenti tecnologici avanzati.

I numeri sono spietati. Dal 2008 a oggi il settore ha perso oltre 220mila imprese. Complici non solo la crisi economica ed il cambio generazionale, ma anche una legge incapace di riconoscere l’artigianato del terzo millennio. Centinaia i “casi” negli ultimi anni solo in provincia di Venezia.

Il settore affronta sfide cruciali: digitalizzazione, sostenibilità/ESG, accesso al credito e soprattutto capacità di attrarre i giovani talenti. La legge attuale, anziché facilitare questi processi di trasformazione, li ostacola con anacronistici paletti burocratici ed eccessive restrizioni.

L'attesa riforma deve essere non solo una semplificazione normativa, ma un vero e proprio intervento politico e culturale per restituire prestigio a un mondo del lavoro troppo spesso marginalizzato.

Quattro i punti chiave: il superamento degli attuali vincoli societari e dimensionali; la ridefinizione del concetto di artigianato compatibile con l’integrazione tra innovazione e tradizione; previsione di strumenti di sostegno all’innovazione e alla digitalizzazione; la semplificazione burocratica volta ad alleggerire il peso amministrativo (stimato in circa 80 miliardi di euro per le piccole imprese).

L’artigianato veneziano e quello italiano non vanno poi considerati solo settori economici, ma un vero e proprio patrimonio culturale del “saper fare”, che rischia di andare perso se non adeguatamente riconosciuto.

Le imprese artigiane rappresentano infatti anche un presidio che tramanda e tutela mestieri artistici e tradizionali che la riforma della legge quadro deve riconoscere come tali, un «bene culturale». Un riconoscimento che non cristallizzerebbe il settore in una dimensione museale, ma lo proietterebbe verso il futuro, valorizzandone la capacità di produrre innovazione a partire dalla tradizione.

Con il recente avvio delle audizioni in Commissione Industria del Senato sul disegno di legge annuale per le piccole e medie imprese è iniziato l’iter di possibile modifica. Il Paese ha quindi un’opportunità irripetibile anche per rilanciare il Made in Italy e il lavoro artigiano come leve di un nuovo sviluppo. Un rinnovamento culturale e normativo che restituisca all’artigianato il ruolo che merita: essere un’eccellenza assoluta e contribuire alla crescita del nostro Paese soprattutto in un momento così complesso.

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