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Il Futuro del Porto di Venezia e Chioggia - il coordinamento delle categorie di Venezia e Rovigo a confronto con i vetrici delle istituzioni politiche e portuali

02 Mag 2025

Le categorie economiche hanno incontrato il 29 aprile scorso le istituzioni portuali per discutere di sinergie fra gli scali di Venezia e Chioggia e il tessuto produttivo. L'appuntamento dal titolo "Il porto di Venezia e Chioggia: quale futuro per un asset fondamentale dell'economia del territorio?", è stato promosso dal Coordinamento territoriale tra associazioni" che comprende Confartigianato metropolitana e del Polesine, Cna metropolitana di Venezia Cna di Padova e Rovigo, Confcommercio metropolitana di Venezia e Rovigo e Confesercenti metropolitana di Venezia e Rovigo, ed ha portato a definire il punto sull'attuale situazione del porto e suggerire i possibili percorsi da intraprendere per il rilancio del porto.

Alla relazione unitaria sono seguiti gli intereventi di:Fulvio Lino di Blasio Commissario dell'Autorità Portuale, Andrea Tomaello Vice Sindaco di Venezia, Andrea Menin direttore Unità Operativa Logistica Regione Veneto, il Senatore Raffaele Speranzon, Davide Cameran di Venice Port Comunitity, Fabrizio Spagna Venice Terminal Passengers, Giuliano Gargano segretario provinciale Uil a nome di Cgil Cisl e Uil e Siro Martin Presidente di Confartigianato Città Metropolitana di Venezia.

Intervento unitario:

In una fase come quella che sta vivendo anche il nostro territorio veneziano -riduzione demografica e della base produttiva, difficile ricambio generazionale, sia dal lato lavoro che Impresa con una diminuzione dei numeri delle imprese- le attività legate al Porto, al retroporto, la ZLS e la reindustrializzazione green (oltre al Turismo di qualità e la Cultura), sono le direttrici di mantenimento e di possibile sviluppo della economia di questo Territorio!

 

E dunque oggi vogliamo parlare del Porto, Commerciale e Passeggeri, rimettendolo all’attenzione delle Categorie che rappresentiamo e della nostra società tutta perché in esse non c’è una consapevolezza diffusa sia dell’importanza del Porto per la nostra economia che delle scelte politiche, amministrative e tecniche che occorre condividere e sostenere per dargli un futuro.

 

Ma il Porto è veramente un asset fondamentale per l’economia del ns territorio?

Guardiamo brevemente qualche dato di massima:   

Il Porto Commerciale:

  • occupa 22.000 lavoratori, tra diretti e indiretti;
  • produce un valore aggiunto di 6,6 miliardi di €, un quinto del totale provinciale 2023 (Tagliacarne) di 28 mld;
  • movimenta 23.550.000 ton di merci (più un milione ton a Chioggia);
  • su container per 500.000 TEU (erano 600.000 ma a causa della insufficiente accessibilità ha perso linee dirette con USA e Far East e le navi più grandi vanno a Trieste o Genova);
  • movimenta rinfuse siderurgiche – Agroalimentari e petrolifere per le relative filiere e i colli eccezionali per le aziende di Veneto-Lombardia -Trentino e parte del Piemonte ed Emilia Romagna;
  • origina 5.000 treni all’anno con 100.000 carri.

Il Porto Crociere:

  • movimentava 1.600.000 passeggeri prima del decreto Draghi, oggi è risalito a 550.000 e potrà forse arrivare a 1 milione fra qualche anno, il che comunque consente di farlo rimanere un Home Port, un porto di partenza e quindi di rifornimento e servizi, con l’indotto conseguente.

La risposta alla domanda se il porto sia un asset fondamentale per l’economia del nostro territorio è, dunque, certamente SI!

 

Questo è un porto di rilevanza Nazionale ed Europea, per posizione (inserito nei due corridoi europei Tent-T Mediterraneo e Baltico-Adriatico) e per le grandi Aree retroporto senza eguali che ha, per la ZLS, l’intermodalità completa, ma questo Porto ha molti problemi e limiti:

il primo problema è sull’operatività perché

  • è in laguna (canali, Mose, conche di navigazione, traffico merci-crociere e necessità del Porto Regolato h24, pluralità di normative e Autorità competenti)

anche se alcune cose sono state fatte e si stanno facendo per cercare di superarli questi problemi di operatività:

  • dagli interventi per far ripartire le Crociere dopo il decreto Draghi con gli approdi diffusi a porto Marghera e a Chioggia e le scelte in atto su nuovo terminal in Canale Ind.Le Nord e sul canale Vittorio Emanuele verso la Marittima;
  • la futura nuova Isola delle Tresse per i fanghi degli escavi;
  • al raddoppio dei binari e al futuro ponte mobile ferroviario sul Canale Ovest;
  • ai cantieri per il grande terminal container in area MonteSyndial anche se come arriverà in futuro la quantità di container prevista resta dubbio …!)

 

L’altro problema è quello della

  • collocazione strategica nel mercato italiano e mondiale, dell’incertezza e definizione del Suo Futuro.

Quale Porto può e vuole essere il nostro? Quali sinergie, quali infrastrutture? Posto che l’accessibilità dal canale dei petroli è e sarà fisicamente insufficiente per lo sviluppo e anche solo per tenere il passo attuale perché:

  • navi merci e passeggeri di max 300m e con vento di 15 nodi non entrano;
  • i Container sono fuori dalle grandi linee;
  • le rinfuse con un MOSE che chiuderà il doppio tra 20 anni e i traghetti ro-ro senza certezze di orari di sbarco.

COSA SUCCEDERA’ TRA 20 ANNI SENZA UN PORTO REGOLATO H24 SERIO, UNA CONCA DI NAVIGAZIONE a Malamocco più LARGA, senza la realizzazione di un PORTO FUORI DALLA LAGUNA ma collegato alla terraferma per evitare doppie rotture di carico? C’è una SIMULAZIONE DI QUELLO CHE SUCCEDERA’ ai numeri del porto tra 10-20 anni in assenza di quelle scelte?

  • Cosa rischia il nostro Porto nello scenario italiano (rispetto a: concorrenza Genova, Ravenna, Trieste, Koper..) e
  • cosa rischia nello scenario Internazionale (rispetto a: flussi, stazza navi, dazi-guerre-Suez, nuove rotte polari) se non si fanno – e poi si realizzano - determinate scelte?

Probabilmente una progressiva erosione dei numeri dell’attività fino all’inedia:

E’ QUESTA LA SCELTA OCCULTA DELLE NON SCELTE DA PARTE DELLE ISTITUZIONI E DELLA POLITICA PREPOSTE? A cosa serve fare investimenti pubblici illudendo su quello che non potrà realizzarsi senza quelle scelte?

Ecco, su questa incertezza (che è la cosa peggiore per gli imprenditori che devono investire) Noi Associazioni siamo molto preoccupate e chiediamo risposte ai vari livelli. Strategico (fuori laguna?) e istituzionale (Regione, Ministero)

Quale futuro per quale Porto, dunque?     

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Masat ha evidenziato come il nuovo impianto normativo presenti aspetti tecnici particolarmente complessi e richieda un forte lavoro di accompagnamento delle imprese.

“La norma è articolata e innovativa: proprio per questo le imprese devono essere aiutate a interpretarla correttamente e a costruire dossier solidi e coerenti con i requisiti europei. In questo percorso il supporto delle associazioni di categoria è fondamentale, sia sotto il profilo tecnico sia nella costruzione di una visione condivisa di tutela e valorizzazione delle produzioni territoriali”.