Trasparenza sull'uso dell'IA, arrivano le nuove regole UE
Una buona notizia per le notizie che circolano in rete, per le imprese che usano la rete per lavoro e per tutti i fruitori dei social: dal 2 agosto scatta l'accelerazione dell’Unione europea sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale per frenare la diffusione incontrollata di contenuti manipolati. La Commissione darà applicazione del nuovo Codice di buone pratiche sulla trasparenza che prevede, tra le prime cose, l'indicazione dei contenuti usati e generati o modificati dall’IA. Una misura fondamentale per contrastare la proliferazione di deepfake e la disinformazione digitale che interesserà gli utenti normali ma anche tutti coloro che occupandosi di comunicazione in tutte le sue sfumature, anche aziendale e commerciale, generano e diffondono contenuti all'utenza. Un cambio di passo epocale verso la regolamentazione di un mondo senza troppe regole, che coinvolgendo le imprese che usano il digitale e l'IA vede in prima linea la Federazione Comunicazione della Confartigianto Imprese Città Metropolitana di Venezia, pronta a supportare le aziende in questa nuova fase, visto che gli ambiti aziendali in cui l’intelligenza artificiale viene adottata più frequentemente sono legate al marketing e le vendite (33,1%) seguiti dall’organizzazione dei processi amministrativi (25,7%) e l’area della ricerca e sviluppo o innovazione (20,0%). “La trasparenza è il presupposto per un'innovazione sana e questo codice non è un freno all’innovazione, ma uno strumento a tutela della verità per gli utenti e della professionalità per le imprese che si occupano di comunicazione - afferma Simone Simon Ostan, Presidente della Federazione Comunicazione - In un mercato in cui immagini e video artificiali possono risultare indistinguibili dalla realtà, regole chiare sono essenziali per proteggere i consumatori e le imprese. Dichiarare l’uso dell’IA significa infatti doppia trasparenza; rispettare il pubblico e salvaguardare la reputazione dei brand”. Secondo Simon Ostan, “La regolamentazione valorizza anche il lavoro di fotografi, videomaker, grafici e copywriter, distinguendo la creatività umana dai contenuti generati. Rimane però fondamentale che le regole siano semplici e applicabili: la trasparenza non deve trasformarsi in un eccesso di burocrazia che rischia di rallentare il lavoro e penalizzare le imprese”. Di fatto il cuore del nuovo codice europeo punta a neutralizzare la minaccia dei deepfake (audio, foto e video modificati in modo ingannevolmente realistico). Le linee guida impongono ai fornitori di sistemi di intelligenza artificiale l'implementazione di soluzioni tecniche – come la marcatura digitale (watermarking) o l’etichettatura – che rendano immediatamente identificabile l'origine artificiale del contenuto. Sebbene il codice di buone pratiche nasca su base volontaria, esso costituisce la corsia preferenziale per dimostrare la conformità ai severi obblighi di trasparenza previsti dall'AI Act, la cui prima tranche di sanzioni e prescrizioni entrerà in vigore proprio nell'estate del 2026. Ovviamente la svolta normativa non riguarderà solo i colossi del tech, ma avrà un impatto diretto anche sulle PMI che utilizzano l’IA per la comunicazione quotidiana, dai cataloghi ai contenuti social. “Le nostre imprese devono essere consapevoli di questo cambiamento – continua Simon Ostan - L’IA generativa offre grandi opportunità in termini di creatività, rapidità e riduzione dei costi, ma va utilizzata con competenza e trasparenza. Nel nostro settore deve essere considerata uno strumento professionale, al pari di Photoshop o Illustrator: non sostituisce le capacità creative e “artigianali” dell’operatore, ma le valorizza. Proprio per questo è fondamentale saperla usare, per evitare contenuti standardizzati, tutti uguali e privi di identità. Su questo complesso argomento, come Federazione lavoreremo per offrire formazione, prevenire sanzioni e tutelare l’integrità dei brand supportando le nostre imprese”.
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