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Diritto alla riparazione. Dal 31 luglio cambia il mestiere del riparatore

30 Luglio 2026

Il 31 luglio scade il termine per il recepimento della direttiva europea 2024/1799 sul diritto alla riparazione, approvata il 13 giugno 2024 ed entrata in vigore il 30 luglio dello stesso anno. Per la prima volta il legislatore europeo mette la riparazione al centro del rapporto fra chi produce e chi acquista, e non solo come alternativa residuale alla sostituzione.

"Per la nostra categoria non è una norma tecnica in più, è un cambio di prospettiva", commenta *Andrea Bernardi*, presidente della Federazione manutentori e riparatori di Confartigianato Metropolitana di Venezia. "Per anni abbiamo lavorato controcorrente: chi entrava in bottega con un elettrodomestico guasto si sentiva dire, spesso da noi stessi, che conveniva comprarne uno nuovo. Non perché mancasse la capacità di intervenire, ma perché il ricambio costava più del bene o semplicemente non esisteva più. Da venerdì quella risposta non è più inevitabile."

Cosa prevede la direttiva

Il produttore è tenuto a riparare, anche dopo la scadenza della garanzia legale, i beni per i quali l'Unione europea fissa requisiti di riparabilità: lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, aspirapolvere, display, telefoni e tablet, con un elenco destinato ad ampliarsi. L'intervento deve avvenire in tempi congrui e a un prezzo ragionevole, cioè tale da non scoraggiare la scelta della riparazione.

Se il fabbricante ha sede fuori dall'Unione, come accade nella quasi totalità dell'elettronica di consumo, l'obbligo ricade sul rappresentante autorizzato nell'Ue o sull'importatore. I produttori devono inoltre rendere disponibili ricambi e attrezzature a condizioni economiche accessibili.

Al consumatore che sceglie la riparazione invece della sostituzione, entro il periodo di garanzia, spetta una estensione della garanzia stessa di dodici mesi. Al riparatore è affidato un modulo informativo europeo, da consegnare su richiesta prima dell'intervento, con tipologia di lavorazione, tempi, prezzo ed eventuale bene sostitutivo in comodato.

Entro il 31 luglio 2027 dovrà infine essere operativa una piattaforma online per la riparazione, su base nazionale e collegata a scala europea, che metta in contatto consumatori, laboratori, venditori di ricondizionato e iniziative partecipative di riparazione.

Due partite aperte per l'artigianato

"La prima è la ricostruzione di un tessuto di imprese", prosegue Bernardi. "Trent'anni di cultura dell'usa e getta hanno depauperato un mestiere che nel Veneziano aveva una tradizione solida. Oggi il problema non è la domanda, che tornerà, ma trovare chi sappia rispondere. Come Confartigianato stiamo lavorando a un'offerta formativa rivolta ai giovani che vogliono avviare un laboratorio di manutenzione e riparazione: elettronica di base, diagnostica, gestione d'impresa, rapporto con le case madri."

"La seconda è il coronamento di una vertenza che portiamo avanti da oltre dieci anni", aggiunge. "Chiedevamo ricambi originali a prezzi che avessero senso. Oggi, fuori garanzia, il preventivo su un telefono o un portatile di marca supera regolarmente il valore commerciale dell'apparecchio: è una scelta industriale, non un dato di natura. Obbligare i costruttori a supportare i loro prodotti nel tempo significa spingerli a progettare apparecchi in cui batteria, memoria e disco si possano sostituire senza smontare tutto."

Secondo le stime della Commissione europea, lo smaltimento anticipato di beni ancora riparabili produce in Europa 35 milioni di tonnellate di rifiuti l'anno, 261 milioni di tonnellate di CO2 equivalente e l'impiego di 30 milioni di tonnellate di risorse.

In Italia lo schema di decreto legislativo attuativo, che interviene sul Codice del Consumo, è stato esaminato dal Consiglio dei ministri il 2 luglio scorso. "Seguiremo l'iter e soprattutto l'applicazione concreta", conclude Bernardi. "Una direttiva scritta bene si misura su quello che succede al bancone di una bottega, non sulla Gazzetta Ufficiale."

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